La testimonianza

scritto da Diodata
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Testo: La testimonianza
di Diodata

LA TESTIMONIANZA


Lei è una donna minuta, dimessa e gentile. Sta nell’angolo della sala col suo banchetto e le copie del testo.
La gente va disponendosi sulle sedie scomode, monotone file di plastica bianca, ed aspetta che lui arrivi e cominci a parlare al microfono.
Di lato le ampie finestre ogivali riflettono la fantasmagoria delle luci in movimento, proiettate sulle facce delle case. Tra dieci giorni sarà Natale.
La sala è gremita: ci sono anche l’assessore e la giornalista della tele privata.
C’è Giulia, la figlia, bellissima, elegante, con la macchina fotografica da professionista.
Non si è fatto aspettare e adesso è seduto sul lato sinistro del tavolo con l’intervistatrice di fianco che esordisce a voce bassa.
Lui risponde mantenendo la stessa tonalità e dice dell’emozione che prova per gli anni della giovinezza, gli anni che ha messo nel libro a riscatto di ombre, gli anni che continuano a pulsare nella mente.
La prima pagina ricorda inaspettata le lettere di Cicerone a Tulliola: è piena di tenerezza paterna.
L’intervistatrice incalza e ritorna a quegli anni.
Anni violenti, di morte suicida, di lotte contro il sistema, anni di fermenti e cultura, di sogni da beat generation, di fratellanze per gli amanti di musica rock e country. Anni per giorni on the road, e notti insonni per gli accordi di chitarra.
Ora la sua narrazione risuona come un tamburo battente e la libraia, la donna minuta e gentile all’angolo della sala, l’avverte, mentre lui si rivede in piazza con i capelli lunghi, tra la celere e i lacrimogeni.
Non edulcora gli anni di piombo. Sa di quelle ombre oscure ma rivendica la libertà creativa, il senso della condivisione. Quando parla della porta aperta di una caserma occupata, non si aspetta che uno del pubblico ricordi la porta aperta del manicomio di Trieste.
Giulia scatta le foto e immortala il padre affettuoso, vivo e sognante.
Un senso di reverenziale partecipazione anima la libraia all’angolo della sala, dietro il banchetto di libri , la donna minuta e gentile che a lui ricorda le studentesse conosciute negli anni ’70.
Infine c'è l'applauso di congedo.
Poi, ognuno esce all’aperto col libro autografato sottobraccio, attraversa la piazza su cui si riverberano le luci di Natale, le note musicali di ripetuti motivi, e prende la propria strada.



La testimonianza testo di Diodata
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